L’Italia catodica

Il processo di digitalizzazione della televisione ha aperto le porte all’alta qualità tecnica. Eppure, secondo Adiconsum, c’è ancora tanto lavoro da fare. Nelle case dei consumatori, così come nei punti vendita, gli sforzi compiuti fino ad ora dal comparto restano sullo sfondo.

 

Pietro_Giordano“Intensificare gli sforzi per promuovere la cultura della qualità televisiva in Italia”. E’ l’appello che il presidente nazionale di Adiconsum, Pietro Giordano, rivolge all’intera filiera: dai produttori di schermi alla grande distribuzione, fino ai broadcaster e al Governo. Il processo di digitalizzazione della TV ha indubbiamente incrementato la disponibilità di apparati di livello qualitativo medio-alto a costi tutto sommato contenuti. E basterebbe un raffronto con la situazione 2008 per rendersene conto.

“Eppure – nota Giordano – i vantaggi permessi dall’evoluzione tecnologica in termini di qualità non sono percepiti e sfruttati nel modo adeguato”. A parte il caso delle giovani generazioni e dei cosiddetti consumatori evoluti, secondo Adiconsum la gran parte degli italiani non è sensibile in concreto al tema della qualità. “L’obiettivo della massa – precisa – è semplicemente quello di vedere la TV. E poco importa come, va bene anche l’SD”. Insomma ci si accontenta, con un atteggiamento da era catodica.

“Per esempio – dice – non c’è la mentalità dello schermo grande e in genere la scelta ricade sul basso costo, che rappresenta il fine principale dell’acquisto”. Cosa fare? Una maggiore quota di contenuti HD e Ultra HD servirebbe ad innescare un circolo virtuoso, ma bisogna guardare a monte. Per Giordano serve un’azione di governo più chiara sul fronte delle trasmissioni di qualità soprattutto in vista dell’introduzione del DVB-T2. “Siamo certi che non ci sarà alcuno switch-off prima di 4 o 5 anni. Nel frattempo conviene acquistare TV con caratteristiche pensate per il futuro”.

Ed è anche per questo motivo che sarebbe necessario un nuovo modello di vendita presso la grande distribuzione, ipotizzando specifici corsi per i commessi e campagne informative destinate agli utenti. “Non è possibile vendere i televisori come qualsiasi elettrodomestico, proponendo subito quello in offerta. In questo modo finiscono col prevalere i marchi più forti. Come nel caso del mercato delle automobili – conclude – bisogna ascoltare con cura le esigenze del cliente, spiegare il prodotto e far provare le sue caratteristiche”.