Webranking 2016

Webranking 2016: sul podio Snam, Hera ed Eni

Attenzione alla qualità dei contenuti, agli obiettivi e ai messaggi chiave. Questo il segreto per una comunicazione corporate on line capace di coinvolgere l’utente attraverso siti internet che impiegano mezzi multimediali integrati nei social. A ribadirlo è Webranking 2016,  gli Oscar per la comunicazione digitale in Italia che sono andati a Snam, Hera ed Eni.

 

Assegnati gli Oscar della comunicazione on line, nell’ambito di Webranking 2016. Una ricerca condotta in Italia da Lundquist in collaborazione con Comprend che da 15 anni stilano la classifica passando al setaccio le strategie delle maggiori aziende su piazza. Sul gradino più alto del podio c’è Snam seguita dal gruppo Hera e da Eni, da sempre in pole position nelle passate edizioni. Al centro delle valutazioni degli esperti la capacità dei siti internet di coinvolgere gli utenti attraverso informazioni che superino la dimensione finanziaria dando maggiore spazio alla dimensione della sostenibilità.

Traducendo: per un’efficace comunicazione digitale non servono grandi budget, non a caso nella classifica si fanno strada le realtà di media grandezza. Invece, occorre puntare sulla qualità dei contenuti, sull’integrazione con i social e sul giusto mix di strumenti differenti come video, foto, testi e infografiche. Insomma, l’imperativo è riuscire a raccontare l’azienda andando in qualche modo oltre lo storytelling, che resta comunque una conquista.

Infatti, cresce la consapevolezza che non basta tenere aggiornato il sito con informazioni sui risultati finanziari. E cresce anche l’attenzione e soprattutto l’investimento per i contenuti. Tuttavia, non basta. Il passo successivo – sottolineano gli esperti – è capire che lo storytelling non rappresenta il fine della comunicazione, bensì un mezzo. Quindi ciò che serve davvero è selezionare obiettivi e messaggi chiave cercando un equilibrio tra le aspettative corporate e quelle esterne.

Nel complesso, l’universo italiano non sembra ancora del tutto capace di coinvolgere gli utenti. Questo nonostante il miglioramento tecnologico in atto: i siti sono responsive, cioè leggibili sui vari dispositivi, ma la ricerca ha preso in esame 110 casi e ne ha scartato 40 perché mancavano e le informazioni di base.