Sla

Sla: comunicare con la cuffia che legge il pensiero

Brutta bestia la Sla (Sclerosi laterale amiotrofica). Uomini e donne restano a poco a poco prigionieri del loro corpo, fino ad arrivare a non muovere più nemmeno gli occhi. Per loro, oggi, un successo senza precedenti: una cuffia messo a punto da un team di scienziati del Wyss Center per la Bio e Neuroingegneria di Ginevra, riesce a “leggere” il loro pensiero rendendo così possibile la comunicazione.

 

Gli individui presi in esame vengono definiti locked-in (letteralmente “chiusi” dentro il proprio corpo): essi sono coscienti ma impossibilitati a comunicare con il mondo esterno. Per anni i ricercatori di tutto il mondo hanno tentato di migliorare la vita di questi pazienti, senza però giungere a risultati definitivi.

Oggi la nuova interfaccia uomo-computer sviluppata dagli studiosi svizzeri può tradurre i segnali del cervello in risposte comprensibili. Ai pazienti sono state poste varie domande personali cui si poteva rispondere “sì” o “no”. Ad alcune la risposta era nota (ad esempio “sei nato a Berlino”), ad altre era aperta (ad esempio “sei felice?”). Mentre i pazienti pensavano la risposta, il dispositivo misurava i cambiamenti di ossigenazione del sangue e l’attività elettrica del cervello, addestrando il sistema a interpretare il segnale come un “sì” o come un “no”.

Gli scienziati hanno utilizzato l’interfaccia basata sulla “spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso”, che riesce a captare il pensiero del paziente decodificandolo e tranciandolo al computer. Lo studio dimostra che questi pazienti sono ancora in grado di elaborare pensieri e comunicare con l’esterno. Qualora questa tecnologia venisse implementata e i medesimi risultati registrati su più pazienti, la cuffia hi-tech potrebbe davvero migliorare la vita quotidiana delle persone completamente paralizzate.

La ricerca, dunque, dimostra ancora una volta, come se ce ne fosse stato bisogno, la sua validità e quanto i miglioramenti anche limitati possono significare moltissimo per chi è affetto da malattie invalidanti. La sorpresa più positiva è stata la risposta fornita dai pazienti alla domanda “sei felice?”. Tutti hanno infatti risposto “sì”.