Sanremo 2017

Sanremo 2017: esplode la spiritualità

Benedizioni e ascolto. Tra i big, ma anche tra le nuove proposte. È la richiesta che quotidianamente, in questa settimana di canzoni, si sente avanzare don Pasquale Traetta che da vent’anni cura le anime dei partecipanti al Festival di Sanremo. “E non di tratta di una richiesta dettata dalla scaramanzia”, ha dichiarato il sacerdote all’AdnKronos raccontando come in tanti anni sia maturato tra gli artisti il bisogno di conforto spirituale.

 

“Un desiderio – afferma il cappellano dell’Ariston – che non riscontro solo tra gli artisti affermati ma anche tra i nuovi cantanti. Sicuramente c’è un effetto papa Francesco ma credo che nel momento storico in cui viviamo, di grande incertezza, ci sia meno indifferenza verso ciò che accade. Un maggior bisogno di ricerca della verità e di non essere più indifferenti ai mali del mondo”. Tutto questo insieme di cose, dice il cappellano dell’Ariston, ha fatto esplodere la ricerca della spiritualità alla manifestazione canora che ha preso il via martedì sera e che per la prima volta ha avuto tra gli spettatori in platea il vescovo di Sanremo.

In venti anni don Traetta ha avuto modo di farsi anche una cultura canora. La canzone favorita? “Si canta meno l’amore. Non perché ci sia qualcosa di male nella canzone d’amore ma si è preso atto delle tante difficoltà della vita, della disgregazione della famiglia e quest’anno l’amore è cantato a tutto tondo, non è solo cantato, è incarnato”.

Quest’anno poi il Festival ha segnato la fine dell’era delle vallette. “Non che mi dispiaccia – ammette con franchezza il cappellano dell’Ariston – Per carità, un bel corpo va ammirato ma non deve essere usato e l’idea che le vallette venissero a fare un po’ di vetrina non mi piaceva molto. Quest’anno invece c’è una co-conduttrice, Maria De Filippi. Ha qualcosa di sostanziale e sa intercettare il mondo dei giovani”.

Quanto al conduttore, padrone di casa dell’Ariston per il terzo anno, don Traetta osserva: “Mi è dispiaciuta la polemica sui compensi ma Carlo Conti è una persona che ha sempre fatto beneficenza in silenzio. Con e senza Sanremo”.

E poi l’assoluzione per Maurizio Crozza e una parolaccia pronunciata durante la sua ‘copertina’: “Da sacerdote, ma anche da uomo e da spettatore direi che è riuscito a far riflettere. E pazienza per la parolaccia: a chi non scappa di tanto in tanto”.