Viganò

Viganò: TV e storytelling della malattia

Il Prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, mons. Dario Edoardo Viganò, offre diversi spunti per interpretare un cambiamento in atto:    quello dello storytelling della malattia attraverso il cinema e la fiction televisiva. L’occasione è il suo intervento per la presentazione del documentario “I ragazzi del Bambino Gesù”, prodotto da Stand By Me per Rai Tre, di cui ieri sera è andata in onda la prima puntata.

 

La malattia costituisce da sempre un tema centrale della fiction e del cinema. Eppure, soprattutto negli ultimi anni, qualcosa è cambiato nelle modalità del racconto: si fanno largo speranza e ironia superando il melodramma tipico del passato. Mons. Viganò ne parla durante la presentazione de “I ragazzi del Bambino Gesù”, progetto in dieci puntate su altrettante storie di giovani che si battono per la vita assieme a familiari e medici dell’ospedale pediatrico romano.

SPERANZA

I protagonisti sfidano il male con coraggio. E con sorrisi mescolati a lacrime ricordano che è possibile vincerla questa lotta. Senza cedere all’ottimismo di superficie e senza sminuire il peso doloroso di certe vicende, c’è un elemento di positività nel racconto. Racconto che si pone persino come occasione di confronto e conforto per coloro che vivono le stesse avversità. Per Viganò ciò che cambia è il registro stilistico. Se nel corso dei decenni si è fatto ricorso soprattutto a storie di grande sofferenza e prive di speranza nella prospettiva del malato, a partire dagli anni Duemila sono state proposte storie – spesso vere –  segnate dalla voglia di sorridere e di allontanare la presenza del male.

CONDIVISIONE

In verità i racconti di malattia non sono spariti. Anzi, sono aumentati. E sono arrivate anche storie di bambini in lotta contro il cancro, cosa che ha permesso di sdoganare un grande tabù delle epoche precedenti. ‘Braccialetti rossi’ costituisce l’esempio televisivo più eloquente in questo senso. Tra i valori proposti dalla serie di Rai Uno anche l’importanza del gruppo di amici che nasce tra le mura dell’ospedale e che diventa fondamentale per affrontare le sfide della vita. Anche il docureality di TV2000, ‘Kemioamiche’ parla di condivisione narrando di un gruppo di donne in lotta contro il tumore al seno.

LA BUONA NOTIZIA

Per mons. Viganò la televisione italiana ha vinto una vera e propria sfida culturale riuscendo ad affrontare temi così spinosi. Ed è evidente il legame con la ‘buona notizia’ richiamata da Papa Francesco nel suo messaggio per la 51esima Giornata Mondiale per le Comunicazioni Sociali. Il Papa chiede uno sforzo agli operatori della comunicazione, alla comunità tutta, nel raccontare i fatti, la cronaca, il mondo intorno, con una luce diversa, con la prospettiva della speranza. “La speranza – ricorda Francesco – è la più umile delle virtù, perché rimane nascosta nelle pieghe della vita, ma è simile al lievito che fa fermentare tutta la pasta”.

POSSIBILITA’

Non si tratta, quindi, di nascondere la gravità del male e le difficoltà che nascono dal male. Ciò che serve è un approccio diverso al racconto: bisogna trovare il modo di tracciare nelle storie un sentiero di possibilità e speranza. “Credo ci sia bisogno di spezzare il circolo vizioso dell’angoscia e arginare la spirale della paura, frutto dell’abitudine a fissare l’attenzione sulle cattive notizie”. Da qui l’invito del Papa: “Vorrei, al contrario, che tutti cercassimo di oltrepassare quel sentimento di malumore e di rassegnazione che spesso ci afferra, gettandoci nell’apatia, ingenerando paure o l’impressione che al male non si possa porre limite”.