Stampa 3D

Stampa 3D: rivoluzione in campo medico

Migliore gestione della malattia e del suo impatto sul paziente. È con queste mire che si sta facendo strada in campo medico la stampa 3D che rappresenta una vera e propria rivoluzione anche se la strada da percorrere è ancora tanta, prima di arrivare a degli standard tecnici perfettamente collaudati.  Se ne è discusso nei giorni scorsi a Bologna nel corso del convegno ‘La stampa 3D in Medicina’, organizzato dal Centro Interdipartimentale di ricerca in Storia del diritto, Filosofia e sociologia del diritto e Informatica giuridica (CIRSFID) della locale Università e da MakeMark.

 

“La stampa 3D è il caso più vicino al teletrasporto che serve a fare qual che serve quando serve” ha detto Marinella Levi che dirige il +Lab del Politecnico di Milano.  Si tratta di una tecnologia che ha cambiato radicalmente la prospettiva di progettazione degli ingegneri: niente più stampi e assemblaggio di pezzi diversi, l’oggetto stampato 3D è realizzato in un unico pezzo a partire dal disegno virtuale tramutato in file di stampa.

L’ingegner Levi ha, poi, ricordato come ormai anche sulla Stazione orbitale non vengano più portati i pezzi di ricambio, che sono invece stampati al momento in base alle necessità con la stampante installata a bordo. La docente milanese ha ripercorso la storia della stampa 3D, nata nel 1986 ed esplosa solo nel 2011.

Il +Lab si occupa, ad esempio, dello sviluppo di micro-robot magnetici stampati in 3D che potrebbero essere utilizzati per il delivery mirato di farmaci o per il posizionamento all’interno del corpo di micro-dispositivi medici.

Numerosi sono stati i medici intervenuti al convegno per presentare le attuali applicazioni della stampa 3D in medicina, che spaziano dalla neurochirurgia all’ortopedia, dalla chirurgia maxillo-facciale a quella cardiovascolare. Tutti gli esperti sono stati concordi sull’utilità che il metodo riveste per lo specialista che, grazie al modello ottenuto sulla base delle immagini delle Tac e delle tomografie, può provare interventi difficili prima di eseguirli sul paziente e può discuterne meglio col paziente stesso per conseguire un consenso che diventa così davvero “informato”.

Restano i possibili rischi derivanti dal cosiddetto ‘ignoto tecnologico’,  ovvero dalla possibilità di stampare dispositivi medici che risultino malfunzionanti, magari con stampanti casalinghe semplicemente scaricando il file di stampa dai negozi online. Serve certo una normativa ad hoc, come ha sottolineato durante il convegno la giurista del CRISFID Maria Livia Rizzo, piuttosto che l’adattamento di quella esistente. Al momento, comunque, la stampa 3D è rimasta esclusa dal nuovo Regolamento europeo sui dispositivi medici di prossima pubblicazione.