Centro Italia

Il suono della speranza: video reportage Capricchia

“L’universo ha senso solo quando abbiamo qualcuno con cui condividere le nostre emozioni”, dice lo scrittore Paolo Cohelo. E gli abitanti di Capricchia lo sanno bene. Lì, in quella piccola frazione di Amatrice, in provincia di Rieti, dal 24 agosto 2016 vivono tutti insieme. Fanno colazione, pranzano, cenano e guardano la televisione nella stanza messa a disposizione dalla Pro Loco. Nel bene e nel male. Erano 14 prima del terremoto del Centro Italia, ora sono 21. Perché c’è qualcuno che si era trasferito ad Amatrice, ma che adesso è voluto tornare lì dov’è nato.

Lui è Roberto Guerra, militare dell’esercito, diventato un punto di riferimento per gli abitanti della frazione che hanno voglia di ripartire.

O come Rosella Santarelli, idealmente la mamma di tutti, che non si risparmia in cucina, ma anche nel fare coraggio a chi cede ai momenti di sconforto, colpito da grandi lutti e rimasto senza nulla. Capricchia non piange nessuna vittima direttamente, ma non dimentica gli amici e i parenti che non ci sono più.

Un centinaio le case della frazione, che d’agosto si trasformava e diventava un’altra con chi arrivava da Rieti e da Roma per trascorrere qualche giorno di vacanza. Le abitazioni sono crollate o sono quasi tutte inagibili. Se la scossa del 24 agosto le aveva lesionate, quelle del 30 ottobre e del 18 gennaio, unite all’eccezionale nevicata, hanno dato il colpo di grazia. Per alcune sono entrati in azione i mezzi dei Vigili del Fuoco che le stanno abbattendo.

Eppure c’è voglia di ricominciare, di rinascere, di non perdere la speranza. E si aspetta l’estate, quando grazie a un’area attrezzata per i camper e le tende (speriamo di prossimo allestimento), Capricchia tornerà ad accogliere i suoi villeggianti. Particolarmente attesi i ragazzi, che contribuiscono con la loro creatività e spensieratezza a rendere le giornate più belle da vivere. Perché, ha ragione don Savino D’Amelio – che si reca la domenica a celebrare la messa presso la Pro Loco in un altare improvvisato su un tavolo (lo stesso dove poi si pranza) – “non può vincere il terremoto”.

Ognuno dei 21 abitanti, a Capricchia, ha il suo compito. C’è chi pensa ad accudire gli animali, chi a organizzare l’orto e chi a preparare il sugo all’amatriciana: un altro elemento che unisce, proprio come i tre ingredienti – guanciale, pomodoro e pecorino – che si amalgamano tra loro. L’esperto è Massimiliano Santarelli, anch’egli ritornato nella frazione a portare il suo contributo.

I capricchiari, nome che deriva dalla mascotte del paese che è una capra, hanno dimostrato di essere molto tenaci e di rappresentare un modello perfetto di autogestione. Grazie all’associazionismo e alla loro grande forza di volontà stanno andando avanti dignitosamente, ma le necessità sono ancora tante. Chi vuole contribuire a sostererli può donare qui:

SOS CAPRICCHIA, Iban: IT39U0569603234000002701X45

CAPRICCHIA NEL CUORE, Iban: IT05Q0570403215000000422200