Divina Commedia

La Divina Commedia con i volti dell’antimafia

Due edizioni consecutive li hanno visti sbaragliare la concorrenza, imponendosi sui colleghi di tutta Italia. Quest’anno – nonostante non siano più liceali e non abbiano rispettato i termini della scadenza – “La compagnia dei pelandroni” ha raggiunto ugualmente un importante risultato. Il gruppo di ex studenti originari di Caltagirone, per la terza volta consecutiva, ha ottenuto un riconoscimento nell’ambito del premio di lettura dantesca indetto dall’Accademia della Crusca e dall’editore Loescher. Il premio è stato consegnato ieri presso il Salone del Libro di Torino.

 

Obiettivo del concorso nazionale è realizzare un video con la lettura o la recitazione integrale di un canto a scelta della Divina Commedia tra quelli messi a disposizione ogni anno.  Nella loro rilettura del Paradiso,
di certo, non mancano le invenzioni ne le sorprese. E i temi trattati nel testo dantesco, solo apparentemente lontani da noi, assumono i volti del nostro tempo: come quelli di Beppe Montana, Libero Grassi, Giuseppe Fava e Paolo Borsellino, chiamati a testimoniare il messaggio della Commedia secondo cui cedere alle minacce o alle violenze è sempre sbagliato.

Nel video il protagonista è Dante, impersonato in doppie vesti da Davide Pernice e Luciano Simbolo, cui si affianca – in una breve “apparizione” – anche Francesca Furnari, nei panni di Beatrice. Per la parte tecnica, colonna portante del gruppo è Samuele Drago, studente fuori sede presso Trento, che è stato, fisicamente, operatore alle riprese e direttore della fotografia anche per questo progetto; nel cast, si aggiunge anche Bruno Ledda. Ma tra i giovani pelandroni, troviamo anche Gianfranco Faillaci, responsabile del montaggio per tutti e tre i filmati, già insegnante di lettere presso un liceo di Caltagirone.

“Ci rendiamo conto di quanto sia importante rendere attuale il messaggio di Dante – raccontano –. Cosa vogliamo esprimere? Perché ci sentiamo così interessati? Cos’è che ci fa muovere?”, si chiedeono. “È voler trasmettere qualcosa, dire basta, denunciare. Una ribellione. E lo facciamo anche inserendo elementi che riguardano la nostra realtà. Le vittime di mafia, il periodo delle stragi, ci toccano profondamente, anche se non abbiamo vissuto quegli anni. Capiamo come ci hanno condizionato e continueranno a condizionarci anche in futuro“.