Aiart

Satellite e cultura digitale secondo l’Aiart

C’è il satellite all’origine della rivoluzione digitale contemporanea. La prima mondovisione live della storia avvenne il 25 giugno 1967 su iniziativa della BBC e in collaborazione con l’European Broadcasting Union (EBU). L’esperimento, intitolato Our World, ha scardinato i paradigmi dell’epoca gettando le basi dell’attuale cultura digitale. A distanza di 50 anni i vertici dell’Aiart, l’associazione dei telespettatori e dei cittadini mediali, propongono una riflessione sull’avvenimento attraverso il volume ‘Dalla mondovisione all’endovisione. Pratiche e formati dello spazio televisivo’.

 

Una diretta televisiva a reti unificate trasmessa via satellite in una ventina di paesi sparsi nei 5 continenti. Oggi è una pratica abituale, ma non era affatto così nel 1967 quando per la prima volta nella storia lo stesso programma raggiunse in contemporanea le abitazioni di circa 700 milioni di persone.

Una trasmissione di quasi due ore e mezza, alla presenza dei Beatles, Maria Callas, Pablo Picasso, realizzata grazia ad un team di lavoro di circa 10 mila persone tra tecnici, produttori e interpreti. I titoli di testa furono accompagnati dal tema Our World cantato in 22 lingue diverse dai Piccoli Cantori di Vienna, mentre la CBC Television Canada intervistò il guru dei media studies Marshall McLuhan in una sala controllo di Toronto.

Ma in che modo quell’esperimento ha cambiato il modo di fare televisione? E da allora come sono mutate le abitudini di fruizione? È su questi temi che riflette ‘Dalla mondovisione all’endovisione. Pratiche e formati dello spazio televisivo’, volume edito da Ets e curato da Massimiliano Padula e Giovanni Baggio rispettivamente presidente e vicepresidente nazionale dell’Aiart.

Aiart Libro

Il libro offre un inquadramento teorico sull’evento mondovisione che, attraversando la ‘televisione degli inizi, ripercorre i cambiamenti prodotti non solo in ordine al modo di ‘fare’ e ‘vedere’ la Tv, ma più in generale al rapporto mondovisione-globalizzazione.

“Si pensi al giornalismo che – afferma Padula – esce fuori dalle redazioni e consente all’utente di partecipare ‘in diretta’ alla notizia nel dispiegarsi del suo accadimento; o ancora allo sdoppiamento della sfera pubblica che – come spiega il massmediologo Enrico Menduni nel primo contributo del volume – diventa al contempo mediale e social e in cui ciascuno può farsi media”.

Inoltre, il volume si concentra anche sulla contemporaneità digitale e sulla centralità che in questo scenario mantiene la visione. “Nel suo saggio – aggiunge Padula – Filippo Ceretti introduce il neologismo ‘endovisione’, cioè la la visione interiore e personalizzata dei contenuti prodotti dai media e veicolati dai dispositivi digitali, delineando un quadro possibile delle modalità di visione nell’epoca dei media digitali”.

Aiart

 

Nata nel 1954, l’Aiart ha recentemente aggiunto la denominazione ‘cittadini mediali’ al suo tradizionale acronimo e con questo studio inaugura la nuova de ‘La Parabola’, collana dedicata proprio a una serie di contributi sul legame tra visione e ambiti dell’esistenza con attenzione specifica ai nuovi paradigmi di visione rimodulati dalla cultura digitale.  Insomma, uno strumento editoriale che vuole contribuire a formare una cittadinanza mediale cosciente e responsabile. Obiettivo affidato anche al ‘Telespettatore’, la rivista bimestrale dell’associazione che negli ultimi tempi ha rinnovato anche il proprio logo e il proprio sito internet.