Viganò

Viganò: la radio contro le fake news

Il tema delle fake news torna in primo piano. E si discute soprattutto di giornalismo e social media. Ma qual è il ruolo della radio? Mons. Viganò ne ha parlato a margine del Prix Italia durante il convengo intitolato ‘Il giornalismo al tempo delle Fake News. La frontiera della radio’.

 

Le elezioni si avvicinano. Forse non si respira ancora aria di campagna elettorale, ma ci manca davvero poco. Di certo il comparto mediatico comincia a scaldare i motori. E anche gli osservatori si stanno mobilitando. Sulla scia del trend europeo e internazionale, al momento il tema principe è quello delle fake news. Tanto che il Prix Italia l’ha messo al centro dell’edizione 2017 appena partita. ‘Il giornalismo al tempo delle Fake News. La frontiera della radio’ è il titolo di uno dei primi convegni della manifestazione tornata a Milano dopo diverso tempo.

Spicca la presenza tra i relatori di mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede. Spicca perché è una delle prime volte che Viganò parla pubblicamente di radio in un’accezione così specifica. Ed è originale la prospettiva della funzione del mezzo in chiave ‘anti fake news’ proposta nel suo intervento.

“La radio – ha affermato – svolge un ruolo importante nel contrasto delle fake news in quanto possiede un’agilità produttiva che le permette una straordinaria immediatezza narrativa: basta un microfono o un telefono per andare in onda. E quindi con una tempestività forse anche maggiore rispetto alla rete, la radio consente di entrare nel flusso e di aggiornare, approfondire e rettificare le notizie. Inoltre – ha proseguito – gode di una consistente credibilità da parte di giovani, ed è costantemente apprezzata dal mercato pubblicitario”.

Del potere evocativo della radio si parla da sempre. Qui, però, si pone l’accento sul potenziale strategico del mezzo per arginare il dilagare delle notizie fasulle nell’ambiente digitale contemporaneo.

Tema che emerge puntualmente alla vigilia delle elezioni, confermando che la questione è sempre la stessa: gli effetti dei media, come negli anni Quaranta quando gli studiosi dei mass media paragonavano il voto all’acquisto, ipotizzando una certa passività da parte del pubblico. Anche oggi – secondo Viganò – ci sono gruppi di interesse disponibili ad usare i media nel tentativo di influenzare l’opinione pubblica. E questo potrebbe addirittura minare la tenuta dei sistemi democratici.

“Per fronteggiare il fenomeno – ha proseguito – occorre ovviamente rimettere al centro la verifica delle fonti, meccanismo alla base della professione giornalistica. Solo i giornalisti sono in grado di agire su questo versante. Il ricorso agli algoritmi su social e motori di ricerca non basta”. Tuttavia, anche gli utenti sono chiamati a cambiare approccio con i social ricordando che visibilità non significa pertinenza. “Si tratta di recuperare il senso critico – ha detto Viganò – evitando di cliccare e di condividere qualsiasi contenuto senza averlo letto con attenzione”.

Tornando alla radio, l’esponente Vaticano ha fatto riferimento al livello qualitativo dell’informazione radiofonica italiana parlando di una “consolidata autorevolezza” maturata sia sul fronte pubblico sia su quello privato. E proprio sul versante della radiofonia commerciale nazionale – ha aggiunto – si è sviluppata la cosiddetta radio ‘di flusso’ che grosso modo a partire dagli anni Novanta ha regolarizzato un modello organizzativo-produttivo molto ritmato e veloce mutuato dal contesto anglosassone durante la stagione delle radio libere.

Infine un accenno al sistema informativo della Santa Sede, che include anche Radio Vaticana, e che è alle prese con un percorso di rinnovamento senza precedenti. Anche da quelle parti il pericolo delle delle bufale è sempre in agguato, sebbene ci sia qualche garanzia in più. “Tradizionalmente – ha affermato – i giornalisti dei media vaticani sono abituati ad uno scrupoloso controllo delle notizie. E questo agevola il mantenimento di uno standard qualitativo elevato che oggi è richiesto a qualsiasi team editoriale. L’obiettivo è di proiettare questo approccio nell’ambito della riforma dei media voluta da Papa Francesco declinandolo all’interno dei nuovi modelli di produzione multimediali in corso di implementazione”.