Don Matteo

Don Matteo: il valore oltre lo share

I cattolici e i credenti devono smetterla di avere un atteggiamento remissivo. Lo afferma Luca Bernabei della Lux Vide in un’intervista a Vatican News a proposito del successo di Don Matteo. Il caso – prosegue – dimostra che non bisogna avere paura di portare la fede nel mondo. Probabilmente questa è la prima lezione derivante dalla fiction.

 

Nel panorama mediatico contemporaneo c’è posto per i cattolici. Don Matteo ne è la dimostrazione. La fiction – secondo Luca Bernabei, intervistato da Vatican News – ribadisce qual è il compito dei credenti nel settore della comunicazione. “Portare la nostra fede nel mondo senza aver paura: farlo certo con le nuove tecnologie e in modo moderno e farlo con attenzione a come veicolare i contenuti”.

Una lezione fondamentale della nuova serie di Don Matteo che non a caso punta su Papa Francesco. I più attenti, infatti, avranno notato la citazione delle parole del Pontefice da parte del sacerdote interpretato da Terence Hill. Ed è indicativo che lo abbia fatto in chiusura di puntata conversando con l’autore del delitto appena scoperto. Insomma un messaggio chiaro all’interno di un altrettanto chiara impostazione pedagogica.

Sembra la televisione degli anni gloriosi del servizio pubblico, quella che doveva informare, educare e divertire. Eppure alcuni osservatori parlano di rivoluzione perché dai dati di ascolto emerge che Don Matteo piace agli under 24. Un risultato probabilmente legato anche ad alcune new entry dell’ultima stagione come Mariasole Pollio, la quattordicenne youtuber che vanta un certo seguito tra gli adolescenti.

Quest’ultimo è un settore ancora tutto da esplorare. E comunque sembra capace di mettere in discussione tutti coloro i quali professano la morte della Tv generalista e la pressoché totale disattenzione dei giovanissimi nei confronti del mezzo televisivo.

Redazione